
Caro Diego,
oggi il cielo di Napoli è più azzurro del solito.
Forse perché sa che è il tuo giorno. Forse perché anche il sole, oggi, si è voluto fermare un attimo sopra il Vesuvio per ricordare il suo figlio più grande.
Sessantacinque anni… ma tu non ne hai mai avuti davvero.
Tu sei rimasto quel ragazzo con gli occhi di fuoco e il cuore pieno di rabbia e d’amore, che veniva da lontano e che trovò, qui a Napoli, la sua casa, la sua gente, la sua verità.
Ci hai insegnato che la magia esiste, e che può nascere dal fango di un campo o dal sogno di un bambino con un pallone bucato.
Hai preso un popolo ferito e lo hai sollevato con le tue mani, hai fatto cantare le sue strade, hai ridato fierezza a chi da sempre si sentiva inferiore.
Non eri solo un calciatore, Diego.
Eri la nostra bandiera, la nostra rivincita, la nostra speranza.
Quando giocavi, giocavamo tutti con te. Quando cadevi, cadevamo con te. Quando ti rialzavi, tornavamo a respirare.
Hai insegnato che chi viene da un vicolo, da una periferia, da un sogno, può cambiare la storia.
Hai mostrato che si può lottare contro tutto e tutti, e vincere.
Da quando te ne sei andato, Napoli non è più la stessa. Ogni volta che il vento accarezza il Vesuvio, ogni volta che il cielo sopra Fuorigrotta si tinge d’azzurro, sembra che tu sia lì, a sorridere, a guardare noi, i tuoi figli, che continuiamo a gridare il tuo nome come fosse una preghiera.
- Grazie, Diego, per ogni lacrima.
- Grazie per ogni urlo.
- Grazie per averci reso fieri di essere napoletani.
- Grazie per ogni sogno che ci hai regalato.
- Grazie per averci fatto sentire grandi, anche quando il mondo ci voleva piccoli.
Buon compleanno, eterno capitano.
Il tempo potrà portare via tutto, ma non il tuo nome, non la tua anima, non il nostro amore.
Perché il D10S non muore mai.
E Napoli non smetterà mai di amarti.
Con devozione e lacrime,
i figli del tuo popolo

