I nostri tristi “anniversari”.

7 settembre 1860: Giuseppe Garibaldi e la camorra festeggiano l’unità d’Italia.

Video tratto dal canale youtube “Sud e Civiltà”

Una delle lucide analisi di Edoardo Vitale, ex magistrato, Direttore de L’Alfiere e Presidente di Sud e Civiltà, sulla vera storia dell’unità d’Italia.

Nel 1860 il ministro dell’Interno Liborio Romano, tradendo il suo re Francesco II, si adoperava per favorire l’avvento di Garibaldi.

Per evitare contestazioni e atti di ostilità verso l’avventuriero nizzardo, si accorda con la camorra, in particolare con suo boss più potente, Tore ‘e Crescienzo, incaricandola di mantenere l’ordine pubblico nella capitale e affidandole ufficialmente compiti di polizia.

Comincia il tristissimo periodo dell’ordine camorrista, fatto di prepotenze, violenze, ricatti, che giungono spesso fino all’uccisione di chi manifesta la sua fedeltà al legittimo sovrano.

Come al solito, le rivoluzioni senza popolo, fatte contro la volontà della stragrande maggioranza delle persone, si appoggiano alla criminalità organizzata per schiacciare il dissenso.

Da allora la camorra si è abituata a interloquire molto vantaggiosamente col potere politico, fino a ricevere incarichi pubblici e pensioni di stato.

Un altro regalo avvelenato della rivoluzione liberale.