Un successo la presentazione del libro di Carlo Capezzuto.

Ottima partecipazione di pubblico, venerdì 17 novembre scorso, nell’aula 9 dell’Università di Udine in via Gemona, per la presentazione dell’opera “Il Grande Libro del Regno delle Due Sicilie”. Il numeroso pubblico presente ha rappresentato il riscontro più favorevole al lavoro svolto con successo da Carlo Capezzuto, autore del libro insieme ad altre 50 firme prestigiose del neomeridionalismo, che ha illustrato questa preziosissima opera scritta in maniera semplice, corredata con tante belle immagini e che rappresenta non solo, maniera pacata ed equilibrata, il periodo borbonico.

Ad introdurre la serata vi è stato l’intervento del prof.re Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e del patrimonio Culturale dell’Università di Udine e le presentazioni dei vari rappresentanti delle quattro associazioni sportive e culturali che hanno organizzato l’evento e coordinate da Maurizio Calderari e dal prof.re Vincenzo Orioles dell’Università di Udine.

Nel libro viene restituito al territorio dell’ex Regno delle Due Sicilie, al suo popolo e ai suoi uomini di governo, di arte, di scienza e altro, la giusta dignità, ottemperando ad una opportuna operazione di pulizia della “damnatio memoriae”.

I conquistatori piemontesi si preoccuparono più del “dopo” della conquista militare che della conquista stessa. Andava fatta un’operazione di discredito di quella terra, di quella dinastia e della sua popolazione, al fine di accampare ai posteri le giustificazioni opportune, nascondendo le violenze, i soprusi, le ruberie perpetrate a quella gente.

D’altronde a codificarle così fu lo stesso Giuseppe Garibaldi in una lettera alla nobildonna milanese Adelaide Cairoli: …………….non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esseri preso a sassate,………esse oggi maledicono coloro che li sottrassero al giogo di un dispotismo, che almeno non li condannava all’inedia per rigettarli sopra un dispotismo più orrido assai, più degradante e che li spinge a morire di fame.(pag. 134 del libro “Lettere ad Anita e ad altre donne”).

Il tempo sta facendo emergere atroci verità ed il racconto tradizionale, quello che ci hanno propinato per anni sui libri di storia, prende sempre più la caratteristica di una stucchevole e melensa retorica.

Come un fiume carsico vengono fuori la versione dei fatti fino ad ora artatamente manipolata e falsata, perché era interesse nascondere alcune pagine scomode fitte di violenze, inganni, corruzioni, camorrie, arrivismi, arricchimenti illeciti, soprusi e scelleratezze. Su questa base falsa, purtroppo, si è costruita l’Italia e su questa base falsa si è costruita l’insanabile frattura fra Nord e Sud.

Per anni si è assistito alla puntuale e opportunistica presentazione di un Sud arretrato al momento dell’Unità e che solo recenti studi hanno praticamente sconfessato queste affermazioni. Anzi, possiamo certamente affermare che vi sono alcuni indicatori che fanno pensare ad una situazione inversa al momento dell’Unità. Basta capirlo dal debito pubblico che al momento dell’annessione vedeva il Piemonte artefice di gran parte della situazione debitoria e che, con l’unificazione, fu fatto accollare alle altre realtà nazionali preunitarie, compreso il Regno delle Due Sicilie. Ma il dato più significativo proviene dai dati del censimento italiano che parte dal 1861 . Sotto il profilo dell’occupazione industriale il primo censimento del 1861, e quindi con una descrizione di una realtà prima dell’unità, vede Calabria, Campania e Sicilia ai primi posti. La Calabria, meglio dire le Calabrie, manterrà il primato fino al terzo censimento del 1881.

Dopo l’unità si verifica la frattura e non prima. Dopo l’unità dal Sud si emigra e non prima.

Una frattura che più di ogni altra regione geografica vede interessata maggiormente Napoli, la capitale di quel Regno che si rese protagonista di un riformismo preso a modello da molti.

Queste parole scritte da Lorenzo Cipriani su Facebook sono una terribile verità: Nel nord, Napoli ha smesso da tempo di essere un luogo reale, (complice la rimozione di ogni dato positivo, se proprio non rimovibile, promosso a “italiano”), per diventare un topos della mala coscienza, un status dove concentrare tutto il Male possibile, con la funzione catartica per chi, come il nord, è stato ed è incapace di assumersi responsabilità storiche.

Ed è proprio Napoli il luogo dove il malessere antiunitario è sentito di più ed il fermento di gruppi associazioni, movimenti politici a marca identitaria si fa sempre più sentire.

Ma questo malessere affonda le sue radici sul presente e su quanto successo da 156 anni? Certamente no! E nel libro di Capezzuto c’è la chiave per la comprensione. Napoli e il Sud hanno avuto una storia eccezionale che comprende non solo il periodo borbonico. Dalla Magna Grecia, e forse ancor prima, passando per il periodo romano, quello ducale, normanno, svevo, angioino, aragonese, spagnolo, austriaco e francese il territorio del Mezzogiorno ha fatto segnare momenti significanti della storia dell’uomo.

Il libro di Capezzuto rende giustizia ad un territorio protagonista nella Storia d’Europa e mondiale, oggi un territorio dove concentrare tutto il Male possibile. Un territorio dove la sua eterna capitale, Napoli, è relegata a capoluogo di provincia.

Nella serata della presentazione del libro a Udine c’è stata anche una descrizione di alcuni capitoli del libro, come quello dedicato al periodo Ducale presentato da Giovanni Attinà.

Il grande libro del Regno delle Due Sicilie continuerà il suo viaggio nello stivale italico grazie ai numerosi eventi organizzati nelle varie città.

Fernando Luisi

Presentazione de “Il Grande Libro del Regno delle Due Sicilie”


La propaganda unitaria li ha demonizzati, etichettandoli come retrogradi e oppressori. Eppure per oltre un secolo si contraddistinsero per meriti e riforme.

I Borbone, sovrani di Napoli e di Sicilia, furono vittime della “damnatio memorie”. La storia, purtroppo, viene scritta dai vincitori.

Il tempo, per fortuna, sta restituendo a questa famiglia e al Regno delle Due Sicilie, la giusta gloria, riconoscendogli la grande volontà riformatrice in molti campi dell’azione umana, dai commerci, alle scienze, dall’arte alla cultura.

E in questa direzione va “Il Grande Libro delle Due Sicilie” scritto da 50 firme del neomeridionalismo. Anche a Udine ci sarà la presentazione del libro. Sarà Carlo Capezzuto, uno degli autori e coordinatore dell’opera a presentarlo il 17 novembre 2017 alle ore 17:30 e che avverrà all’Università di Udine nel palazzo Toppo Wassermann di via Gemona n.92, aula 9. L’ingresso è libero.

La presentazione del libro avverrà con il patrocinio dell’Associazione Sicilia-Friuli, del CLUB NAPOLI UDINE, del Club Puglia, dell’Associazione culturale e ricreativa Noi Calabresi Con Gli Altri.

Seguirà, presso il ristorante Belvedere di Tricesimo (UD), un incontro conviviale.
Gli interessati alla cena potranno prenotarsi telefonando al 331/6081975 (Ferdinando Luisi).

Organizzatori dell’evento:
Pietrangelo Chierchia, Ferdinando Luisi, Luigi Cirillo (Club Napoli); Maurizio Calderari, Vincenzo Orioles, Maria di Noia (Associazione Sicilia – Friuli); Giuseppe Coluccia (Club Puglia); Vincenzo Majolino (Associazione Culturale e Ricreativa “Noi Calabresi Con Gli Altri”).