
La stagione 2016/2017 per il progetto “Non Solo Pallone” si aprirà il 24 settembre con la presentazione del libro di Lorenzo del Boca “Il sangue dei Terroni”, dedicato al contributo dei meridionali nel primo conflitto mondiale.
Lorenzo Del Boca (Wikipedia) è un noto giornalista e saggista italiano. È stato presidente dell’Ordine Nazionale Dei Giornalisti dal 2001 al 2010 ed è stato il primo ad essere stato eletto per il terzo mandato consecutivo. È stato anche vicepresidente della Fondazione del Salone del Libro di Torino. Laureato in Filosofia e Scienze politiche, ha incentrato la sua occupazione di divulgatore storico e scrittore in particolare sul periodo risorgimentale. Tra i suoi titoli di successo “Maledetti Savoia“, “Indietro Savoia!“, “Polentoni“, “L’Italia bugiarda” e “Maledetta guerra“.
Egli è stato definito: “Un grande cronista che scrive di storia” e lo fa in modo accattivante, anche nel suo ultimo lavoro, “Il Sangue dei Terroni“, che presenterà sabato 24 settembre 2016, alle ore 18,00, presso la libreria “La Feltrinelli” di Udine.
Il libro è un racconto di stampo cronachistico dal taglio agile, nato da una ricerca storica indipendente, che tra le fonti non trascura i giornali, anche se: “I giorni della guerra vera non vennero raccontati dalle cronache dei giornali, che si limitarono alle celebrazioni delle gesta eroiche. Ma tutti sapevano che i trenta centesimi del quotidiano servivano per comperare una manciata di bugie e una quantità di omissioni”.
Sulle duecento pagine del libro, dieci sono di note, racchiudono una bibliografia fitta di documenti: dall’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito, agli analoghi corrispondenti austro-ungarici, da testi coevi alla prima guerra mondiale, scritti dai protagonisti, a fonti giornalistiche, fino ai più recenti saggi di ricerca storiografica. L’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano si è rivelato essere una fonte preziosa, senza mediazioni, anche se difficile da consultare e da sintetizzare, perché nella maggior parte dei casi sono testimonianze sedimentate in diari di persone non abituate a scrivere, che hanno voluto raccontare ciò che hanno vissuto. Presso la Fondazione Museo storico del Trentino è conservato un archivio di scrittura popolare, così come epistolari dei soldati al fronte, sono custoditi nell’Archivio di Stato di Brescia.
“Perché devo andare a uccidere quel ragazzo, su quella montagna, o a farmi uccidere da lui, per rubargliela, se quella montagna è sua?”: da molte testimonianze di soldati emerge che non c’era niente o nessuno da “liberare”: “Quella era una guerra di conquista, destinata a sottomettere le popolazioni friulane e sud-tirolesi, che sarebbero state benissimo dov’erano e autonomamente non avrebbero chiesto di cambiare regime”.
Del Boca sottolinea come il record della repressione tocchi proprio all’esercito italiano che, per buon peso, accanto alla procedura “ordinaria”, fece largamente ricorso alle esecuzioni “sommarie”, che si riflettono con larga approssimazione nella documentazione giudiziaria militare: “Eppure, il tormento più sfibrante si concretizzava quando, di fronte a mancanze collettive, si arrivò ad applicare la decimazione. Un soldato ogni dieci, estratto a sorte, veniva passato per le armi”.
La brigata Catanzaro lasciò sul campo il sessantaquattro per cento degli effettivi: 2.468 morti, 12.867 feriti e 2.203 dispersi. In premio, due medaglie d’oro, eppure: “Ci sono voluti novant’anni per far emergere i nomi dei militari della brigata Catanzaro fucilati per decimazione e inghiottiti in un cono d’ombra”.
Molto interessante l’uso degli Epistolari: agghiaccianti le “Lettere famigliari” del Generale Cadorna, che raccontano una vita al fronte completamente diversa da quella della realtà, che per altro il generale non sapeva nemmeno esistesse: “Si stavano combattendo due guerre speculari ma incompatibili. Quelli che avevano studiato tattica militare per una vita, preparandosi alla guerra, stavano a 12 chilometri di distanza dal fronte e si limitavano a dare ordini. I ragazzi di leva che, invece, avrebbe continuato a lavorare nei campi dei “terroni” furono obbligati a improvvisarsi guerrieri.”
“Il sangue dei terroni” ha la prefazione di Pino Aprile, giornalista “prestato alla storia”, che nel 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. Aprile sottolinea come la reazione alla conquista del Sud fu chiamata “brigantaggio” per depotenziarne la carica di protesta, mentre fu: “Una guerra strisciante di rara ferocia” di cui: “La Grande guerra fu l’ultima occasione per spegnere i furori latenti dei meridionali facendoli ammazzare dagli austriaci; con il doppio risultato di levarne di mezzo un bel po’, e di innaffiare, con tutto quel sangue, il loro scialbo sentimento nazionale, con la coesione costruita nelle trincee, l’orgoglio per gli atti di eroismo, le vittorie. A morire più di tutti furono i sardi, poi i terroni dell’Ex Regno delle due Sicilie, poi i settentrionali…Come dire che il Sud, isole comprese, andava a prendere le pallottole, e gli altri, passando sui loro cadaveri, le medaglie”.
Il libro di Del Boca non offre conclusioni definitive, anzi convince ancor di più: “Che non ce l’hanno raccontata giusta. E – quel che è peggio – nascondendo ancora dettagli non banalmente trascurabili, continuano a mentirci”.
È la terza volta che ho l’onore di introdurre l’amico Lorenzo nelle presentazioni delle sue opere. Dopo Risorgimento Disonorato e Italia Bugiarda tocca a Il sangue dei terroni. Ancora una volta Del Boca scrive un libro che mette a nudo un Risorgimento contro i Meridionali e dove la Grande Guerra rappresenta l’ultimo atto del Risorgimento
il Segretario CNU responsabile del Progetto “Non Solo Pallone”
Fernando Luisi